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giovedì, marzo 22, 2007

Marsiglia Mon Amour 2

Ennesimo segnale della rivalsa di Marsiglia è la miniserie bonelliana Demian, in cui un bel tenebroso dai lunghi capelli biondi si erge ad angelo vendicatore contro i nuovi mercanti di morte (droga, rifiuti tossici, armi, traffici vari con l’est Europa, Yakuza, ecc.). Demian è stato allevato da un vecchio marpione del milieu, un malavitoso vecchio stampo (con la faccia di Jean Gabin) ed è accompagnato da una simpatica canaglia baffuta, Gaston, altro delinquente di lungo corso con una figlia che fa la poliziotta. Tra inseguimenti in moto e regolamenti di conti spietati, in Demian si spara molto, ma si respira una bella atmosfera da film di serie B anni settanta: da un momento all’altro ci si aspetta di veder saltar fuori Belmondo o Ventura. Insomma, rispetto all’immondo Brad Barron, Demian ha un buon ritmo ed è privo del buonismo di altre serie bonelliane. Le storie sono sufficientemente originali e dure (bella quella sulle guerre africane o il viaggio nei ricordi algerini di Gaston). Magari non rimarrà nella storia del fumetto, ma ben venga un personaggio capace di farci appassionare ancora una volta ai cari vecchi Marsigliesi. Ultima nota positiva, ogni numero ha una pagina dedicata ad un classico del nero alla francese o del polar: Tardi, Manchette, Gabin, Izzo, Josè Giovanni tra gli altri. Oltre al nostro Gian Carlo Fusco.

giovedì, marzo 08, 2007

Marsiglia mon amour 1

È riesploso l’interesse per i cari eroi della nostra infanzia. Vale a dire quei Marsigliesi di cui Duffo è uno dei più noti sostenitori. Dopo che negli anni settanta le cronache italiane erano occupate dalle gesta degli spietati Albert Bergamelli e Jacques Berenger, da un po’ di tempo del crimine del milieu marsigliese non si parlava più. Giusto Izzo a tenere alta la bandiera della città meticcia per eccellenza, il porto della legione straniera e dell’immigrazione italiana, del tour corso e della fraternidad catalana. Se negli anni sessanta, sotto il governo De Gaulle, Marsiglia era la capitale dell’intermediazione nel traffico degli stupefacenti, facendo da ponte tra la Turchia e l’occidente, pare che lo scettro sia ora passato ad altre zone del mondo. Insomma, la casbah di Zidane e dello sfegiato Ribery pareva caduta nel dimenticatoio e il suo mito criminale veniva rivitalizzato solo dai rari passaggi in tv de Il Braccio violento della legge, con Rabal a fare il boss in tournee criminale a New York. Nel 2005, però, è stato ripubblicato Duri a Marsiglia, del giornalista viveur attore contaballe Gian Carlo Fusco, immortale nella parte del padrone del ristorante con i capelli rasta di Ku Fu, dalla Sicilia con furore. Se nel capolavoro di Franco Franchi menava craniate a destra e a manca, in Duri a Marsiglia (uscito in origine nel 1974) Fusco racconta le avventure, romanzate, da lui vissute negli anni trenta nella Marsiglia dei clan. Ovviamente sono solo spacconate, ma la città dei Caid e delle faide, che tenne testa ai nazisti (che ne distrussero il vecchio porto) dando origine al maquis noir, la resistenza nera che tanti grattacapi diede agli occupanti con la svastica, viene raccontata alla perfezione. Jo le Maire, il sindaco, l’indiscusso paciere della città viene proprio da quell’epoca là (anche lui sarà nella Roma della dolce vita criminale dei primi anni settanta). Insomma, glorie passate del porto Mediterraneo, ma con una differenza, se negli anni venti e trenta Marsiglia era la patria di comunità criminali provviste di un codice d’onore ferreo (perché altrimenti sarebbero state guerre continue) e negli anni settanta era la patria dei grandi trafficanti di droga e dei cani sciolti tipo Bergamelli e Berenger, oggi è solo un crocevia di traffici globalizzati. Per fortuna c’è Ribery, con quella faccia da film con Lino Ventura.