giovedì, marzo 08, 2007

Marsiglia mon amour 1

È riesploso l’interesse per i cari eroi della nostra infanzia. Vale a dire quei Marsigliesi di cui Duffo è uno dei più noti sostenitori. Dopo che negli anni settanta le cronache italiane erano occupate dalle gesta degli spietati Albert Bergamelli e Jacques Berenger, da un po’ di tempo del crimine del milieu marsigliese non si parlava più. Giusto Izzo a tenere alta la bandiera della città meticcia per eccellenza, il porto della legione straniera e dell’immigrazione italiana, del tour corso e della fraternidad catalana. Se negli anni sessanta, sotto il governo De Gaulle, Marsiglia era la capitale dell’intermediazione nel traffico degli stupefacenti, facendo da ponte tra la Turchia e l’occidente, pare che lo scettro sia ora passato ad altre zone del mondo. Insomma, la casbah di Zidane e dello sfegiato Ribery pareva caduta nel dimenticatoio e il suo mito criminale veniva rivitalizzato solo dai rari passaggi in tv de Il Braccio violento della legge, con Rabal a fare il boss in tournee criminale a New York. Nel 2005, però, è stato ripubblicato Duri a Marsiglia, del giornalista viveur attore contaballe Gian Carlo Fusco, immortale nella parte del padrone del ristorante con i capelli rasta di Ku Fu, dalla Sicilia con furore. Se nel capolavoro di Franco Franchi menava craniate a destra e a manca, in Duri a Marsiglia (uscito in origine nel 1974) Fusco racconta le avventure, romanzate, da lui vissute negli anni trenta nella Marsiglia dei clan. Ovviamente sono solo spacconate, ma la città dei Caid e delle faide, che tenne testa ai nazisti (che ne distrussero il vecchio porto) dando origine al maquis noir, la resistenza nera che tanti grattacapi diede agli occupanti con la svastica, viene raccontata alla perfezione. Jo le Maire, il sindaco, l’indiscusso paciere della città viene proprio da quell’epoca là (anche lui sarà nella Roma della dolce vita criminale dei primi anni settanta). Insomma, glorie passate del porto Mediterraneo, ma con una differenza, se negli anni venti e trenta Marsiglia era la patria di comunità criminali provviste di un codice d’onore ferreo (perché altrimenti sarebbero state guerre continue) e negli anni settanta era la patria dei grandi trafficanti di droga e dei cani sciolti tipo Bergamelli e Berenger, oggi è solo un crocevia di traffici globalizzati. Per fortuna c’è Ribery, con quella faccia da film con Lino Ventura.

3 commenti:

cktc ha detto...

Interessante... Mi hai fatto venir voglia di leggere quel libro. Negli anni 70 si parlava di French Connexion non l'ho visto scritto eppure è per quello che ci sono tanti luoghi comuni su Marsiglia ;-)
Ribéry... ahahahah, dici "per fortuna" con tanta ironia ;-) Ribéry è nato nel nord nord della Francia e che lui non si sente per niente marsigliese (grazie Bonne Mère!). L'hai già sentito parlare? E' uno scherzo quell'uomo ;-) Ridurre Marseille al giocatore dell'OM è un'osservazione molto buffa ;-)

Maestro.Perboni ha detto...

Beh, Ribery con la sua cicatrice ha l'aria del gangster, anche se non è Marsigliese d'origine. In realtà non sapevo che fosse del nord della Francia...
Per sfatare i luoghi comuni su Marsiglia ti consiglio (se non lo conosci già) i romanzi di Izzo (Casino totale, Chourma ...) anche se sono parecchio neri e un po' depressivi.

cktc ha detto...

Izzo certo che lo conosco ;-) Era marsigliese, di radici italiane, anche lui ;-), amante della Cité Phocénne come lo sono io ;-)
A proposito ci sei mai stato o hai paura di noi? Buhhhhhhh ;-)